Le attività della
Scuola Federale
La altre attività
del Circolo
Ippoterapia (svolta a titolo gratuito dai Volontari dell'Alpe Adria per la Solidarietà)
Centro di riabilitazione equestre F.I.S.E.
"Il motivo per il quale un maneggio svolge un’azione così benefica sulle persone dotate di ragione è che qui,
unico posto al mondo, è possibile comprendere con lo spirito e osservare con gli occhi l’opportuna limitazione dell’azione e
l’esclusione di ogni arbitrio e del caso. Qui uomo e animale si fondono in un tutt’uno, in misura tale che non si saprebbe dire chi
dei due effettivamente sta addestrando l’altro."
Goethe, 1801
E’ da secoli che il cavallo accompagna l’uomo lungo il corso della storia: vari e più o meno nobili sono stati
i suoi impieghi e fra i tanti ve ne è anche uno che vede il cavallo trasformarsi in un “terapista a quattro zampe”. Partendo da
questo presupposto ippoterapia, etimologicamente “curare” mediante il cavallo, con fondamenti e credibilità scientifica, propone un
intervento nei confronti di persone portatrici di handicap con deficit di varia natura - motori, sensoriali, cognitivi, affettivi,
relazionali psichici- per mezzo, appunto, del cavallo.
L’ippoterapia è caratterizzata dal rapporto fra tre soggetti:
paziente, terapista e cavallo, tutti e tre interagenti fra loro, e ha come fine quello di favorire nei limiti del possibile, una
sempre crescente autonomia del paziente e l’inserimento sempre più adeguato di quest’ultimo in un contesto sociale “normale”, per
arrivare così a una migliore integrazione nella società.
Nell’ippoterapia è molto importante e delicato il rapporto ragazzo
- cavallo – terapista e quindi è fondamentale che quest’ultimo sia uno specialista, una persona preparata e competente con conoscenze
che riguardano sia la patologia e le difficoltà del paziente sia il cavallo, come animale con dati comportamenti, particolari
movimenti e capacità di dare una vastissima gamma di stimoli con validità terapeutica. Inoltre egli deve essere il mediatore, il
tramite nel rapporto fra ragazzo e cavallo per ottimizzare e potenziare l’esito della terapia.
E’ importante che il cavallo
sia sano, ben addestrato e con un carattere docile e, per quanto possibile, prevedibile; non deve essere un soggetto con traumi e
paure che potrebbero scatenare reazioni imprevedibili e eccessive. Non deve nemmeno essere vecchio, zoppo, malato perché non
possederebbe le caratteristiche necessarie per dare una corretta stimolazione al paziente stesso.
All’interno di questo
intervento terapeutico si possono grossolanamente distinguere tre “fasi”:
- Avvicinamento al cavallo
- Lavoro a terra
- Lavoro in sella
L’avvicinamento al cavallo è un momento molto delicato e perciò deve essere guidato e mediato dal
terapista con attenzione, consapevole che questo animale scatena nel soggetto sensazioni duplici e contrastanti: di attrazione, di
piacevole contatto perché è morbido e caldo, di protezione … da una parte e dall’altra di paura, timore e ansia per la sua mole e
imponenza.
In questa fase si distingue un iniziale contatto, da un livello successivo di conoscenza e riconoscimento delle
parti del corpo del cavallo, che costituisce appunto la fase di apprendimento in cui il soggetto conosce il cavallo sia nella sua
totalità sia nelle sua singole parti ( “Schema Corporeo del Cavallo”), con la conseguente acquisizione dei concetti di lateralità
e di spazio-tempo riferiti al corpo del cavallo.
Il terapista, in questa fase, deve rassicurare il paziente e guidare la sua
conoscenza con l’animale, al fine di rendere questo rapporto, oltre che piacevole e ricco di sensazioni positive, anche adeguato perché
creato nel rispetto dell’animale.
In seguito, si propone al paziente l’attività a terra che prevede il governo del cavallo.
Il ragazzo pulisce, spazzola, cura, sella … il cavallo e impara così ad usare ogni parte del suo corpo in modo corretto e adeguato;
acquisisce la capacità di programmare e organizzare i compiti che deve svolgere, sviluppa e\o migliora la sua lateralità e la sua
capacità di azione nello spazio e nel tempo. Inoltre, il condurre il cavallo da terra è molto importante perché il ragazzo impara a
organizzare il proprio movimento e quello del cavallo, tenendo conto che l’uno dipende dall’altro, nello spazio circostante.
Il lavoro in sella è infine il completamento di questa attività … varie sono le proposte e gli esercizi che il terapista
può rivolgere al paziente, a seconda della patologia e del progetto di lavoro prefissato, al fine di poter far raggiungere al ragazzo
determinati obiettivi, che sviluppino e attuino al meglio le sue potenzialità. Il ragazzo è inserito in un ambiente, il maneggio, che
non è “protetto”, come invece potrebbero essere il centro, l’ospedale, la famiglia stessa dove egli trascorre la sua giornata; il
ragazzo lavora, si diverte … e nel contempo è costretto ad adeguarsi alle regole e ai tempi che contraddistinguono il maneggio, così
come qualsiasi altra realtà “normale”. Tutto ciò è un forte stimolo per il paziente che non solo deve imparare a rispettare delle
regole ma ha anche l’opportunità di stare a contatto con tante persone che non siano i suoi educatori, i medici, i terapisti, i suoi
famigliari.
Quella dell’ippoterapia è sicuramente un’esperienza unica e ricca di opportunità ma il suo iter è lungo e perciò
difficile da riassumere in poche righe … è questo, infatti, solo l’inizio del racconto di un’esperienza che potrete conoscere,
approfondire e provare venendo da noi e vedendo le nostre attività ! … Vi aspettiamo !!
Istruttore Federale di Equitazione 2° livello e animatore Pony Giuseppe Sancin